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martedì 14 aprile 2015

#Racconto ~ Prospettive Differenti PAG.3

Ecco il mio primo racconto ad "episodi" pubblicato sul canale. 
Ho appena condiviso su Youtube la terza pagina di questa storia. Ho tardato a registrare a causa del mal di gola.. che sta tornando...
Sotto vi ho scritto il testo.
Spero vi piaccia! 

Un bacione dalla vostra pseudoscrittrice




Prospettive Differenti

PAG.3


Lui che fino a quel momento era rimasto di fronte a noi giovani ed a fianco alla donna matura, si girò per orientare l’interesse. Cominciò a parlare, stava spiegando ma non capivamo.  Lo fermai, educatamente, sperando che non si arrabbiasse. Afferrai alcuni fogli e una penna. Tentai di farmi comprendere facendo degli schizzi, pronunciando qualche parola chiave e con molti cenni.
Era decisamente comprensivo. Si mise accanto a me attendendo un resoconto e muovendo la testa se capiva. Fortunatamente il consenso e la negazione del capo erano universali.
Poggiata sul tavolo, mi espressi daccapo: disegnai degli omini che rappresentavano i presenti. Raggruppai a destra me, mia mamma e mia sorella e a sinistra lui; disegnai una casa che ci racchiudesse tutti e con entrambe le braccia allargate in alto gliela mostrai; disegnai anche gli esseri che stavano fuori in cortile. Dunque provai a domandargli il perché fossero qua. Lui volle la penna. L’adagiai con un certo (quasi immotivato) timore sul suo palmo.
Sopra i nostri ritratti c’erano i nostri nomi. Mise il suo con un alfabeto alieno. Era parecchio inutile essendo loro muti dato che non associavano suoni alle lettere. Utile, davvero.
“Almeno sanno scrivere” pensai.
Disegnò un cerchio al cui interno scrisse altri geroglifici senza senso. Intuii che fosse il loro pianeta nel momento in cui sotto la casa che avevo realizzato comparve un semicerchio che la sosteneva. Scrisse la loro interpretazione di Terra ed io gliela tradussi in italiano. Mi ascoltava attentamente quando parlavo.
Credetti che si trattasse di un comandante, di qualcuno che dirigeva gli altri sconosciuti. Era entrato per primo e da solo. Non poteva essere uno qualunque. Ciò nonostante era troppo affascinato da quello che gli stavo comunicando per essere un superiore. Avrebbe potuto tenere i rapporti, essere un messaggero o qualcosa del genere. Un tramite. Comunque poco valido perché non conosceva la mia lingua.
Un brivido crebbe in me e ghiacciai quando dal disegno cancellò il nome Terra per sostituirlo con quello del suo pianeta e viceversa con le scritte nel cerchio all’angolo del foglio.
Si accorse della reazione che ebbi e parlò. Lo fissai vaga. Non lo capivo e dunque perché si ostinava a parlare in quella lingua sconosciuta?!!

“Ci vogliono portare sul loro pianeta” dissi a mia sorella ignorando l’essere. Colui che parve offendersi dal nuovo atteggiamento. Ella mi chiese il motivo ed io scossi la testa. Non lo sapevo.

CONTINUA...

martedì 7 aprile 2015

Racconto Collettivo ▪ Insonnia (prima parte)

Sono molto emozionata! Questa è la mia primissima collaborazione..
Si tratta della prima parte di un racconto in collaborazione con altri due youtuber: Grizzly e Girovy.


Per conoscere la seconda parte:


Per leggere il racconto completo CLICCA QUI.

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martedì 31 marzo 2015

libriApezzi ≈ LaRaccontastorie Reading Challenge

Questo è il video #0 della reading challenge personale del LaRaccontastorie



Se volete seguire questa challenge e raccontarmi le vostre letture vi lascio qua sotto l'immagine della lista :)



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martedì 17 marzo 2015

SecondoMe ☻ Tra erotismo e pornografia AVVERTIMENTO



Nel seguente articolo troverete un linguaggio esplicito adatto ad un pubblico adulto. Se sei minorenne o pensi che possa turbarti sei invitato a chiudere la pagina.



Altrimenti clicca qui per proseguire.

Video di riferimento:



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martedì 10 marzo 2015

#Racconto ~ Prospettive Differenti PAG.2

Ecco il mio primo racconto ad "episodi" pubblicato sul canale. 
Ho appena condiviso su Youtube la seconda pagina di questa storia che ho notato entusiasmarvi.
Sotto vi ho scritto il testo.
Spero vi piaccia! 

Un bacione dalla vostra pseudoscrittrice



Prospettive Differenti

PAG.2


Incrociai prima lo sguardo con mia mamma che era davanti alla finestra e poi, alle sue spalle, con quegli esseri che sorridendo si comportavano come se si trattasse di una normale giornata di lavoro. Fu questa la mia impressione.
Eravamo paralizzate. Era inutile evadere. Ormai sapevano di noi; può darsi che l’avessero saputo fin dall’inizio.
Nel frattempo uno di loro era entrato, ci aveva raggiunte. Solo uno. Gli altri stavano continuando a chiacchierare all’esterno. Ci osservò. Io tornai in sala, mi misi di fronte a lui. Lo osservammo: sembrava simile a noi, tranne per l’altezza. Però era un fattore comune negli uomini di colore. Sembrava un militare: era rasato e prestante con una postura rigida tuttavia un’ambigua espressione rassicurante. Possedeva una divisa, non era mimetica, era blu scuro. Era una tuta intera con degli stemmi uguali su entrambe le braccia. Non li riconobbi. D’altronde la mia conoscenza tecnica delle autorità giudiziarie era pari a zero.
Guardai mia sorella e capii che le mie perplessità erano le medesime sue.
Parlò, parlò sussurrando una lingua straniera. Poteva essere latino eppure non mi convinceva. La mia attenzione ricadde sull’auricolare che aveva nell’orecchio destro. Era davvero un auricolare?
“Non capiamo” dissi. Lui ripeté. Guardai nuovamente mia sorella. Lei aveva studiato più di me.
“È un misto. C’è qualcosa che ricorda il latino ma anche altro… non saprei…” rifletté un paio di secondi “credo voglia sapere come ci chiamiamo”.
Era calmo. Ciò mi tranquillizzava. Avevo abbassato lo sguardo per osservare mia mamma che taciturna chiudeva i gatti nella portantina. Molto lentamente.
Lui provò ad utilizzare i gesti. Lì, capimmo che non era affatto come noi. Non era terrestre. Era evidente che non era loro usanza utilizzare la voce per farsi comprendere perché usando solo il labiale aveva una maggiore dimestichezza nel trasmettere il messaggio. L’auricolare probabilmente serviva a sentire la propria voce: erano sordi? Ecco perché prima stava sussurrando! Faceva fatica ad emettere l’accento. Prima non avevo ben valutato il fatto per la tensione che avevo in corpo.
Quindi emessi una naturale risatina nevrotica. Le pupille dopo una fugace occhiata a mia sorella si appiccicarono su di lui.
“Io Altea” pronunciai indicandomi.
“Lei Zoe” puntai il dito sulla ragazza che mi stava accanto.
“Tu?” Il mio braccio non si estese molto; per precauzione ero rimasta a distanza.

“Cosa volete da noi?” Urlò sbigottita mia mamma interrompendo il dialogo.

CONTINUA...

giovedì 5 marzo 2015

DiarioDiBordo #21 e #22 Feed Tour e New Entry!

Non potete nemmeno immaginare quanto mi sia divertita al Feed Tour! Sole se vi trovavate tra i presenti potete condividere il mio entusiasmo... una festa tra amici, non c'è altro da aggiungere!
Ecco il video:



Inoltre questa domenica ho avuto una piacevole sorpresa al mio risveglio!!



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martedì 3 marzo 2015

SecondoMe ☻ Ansia non mi distruggi!

Primo video della categoria SecondoMe durante la quale esporrò argomenti che mi sono particolarmente cari, esperienze di vita e considerazioni sulla realtà circostante.
Il primo tema è l'ansia. Non aggiungo altro ma vi lascio il video dove ho cercato di essere il più sincera possibile!



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giovedì 19 febbraio 2015

Gli occhiali del cieco ♥ VideoRacconto illustrato per Dellimellow

Questo è un racconto dedicato allo youtuber Dellimellow. Potete guardare il video o leggere la storia scritta sotto.
Spero vi piaccia!



Gli occhiali del cieco

C’era una volta un vecchietto cieco che sedeva su una gracile seggiola davanti alla sua dimora. Lui osservare non poteva. Tuttavia al suo udito acuto nulla sfuggiva. Solo la sera rientrava; quando la gente affaccendata del paesello si rintanava a casa per coricarsi e per prepararsi ad una seguente giornata frenetica.
Un pomeriggio un ragazzino paffuto ed impacciato che era solito passare di là dopo esser uscito da scuola gli si avvicinò e gli chiese quale fosse il motivo per cui tutti i dì facesse ciò. L’anziano cieco gli rispose che i passi altrui erano la sua visuale della stradicciola.
“Come puoi, tu vecchio cieco, osservare ciò che guardo quando io stesso per uno scherzo del destino son costretto a vedere attraverso degli occhiali?” obiettò il giovane.
“Sono solamente dei vetri negli occhi. Tu non vedi realmente ciò che attorno a te compare” chiarì egli.
Il ragazzino sempre più confuso gli chiese spiegazioni. Allora l’anziano cieco disse: “Gli occhiali possono sistemarti la vista ma non potrai mai vedere quello che si nasconde se le orecchie tapperai.”
Incuriosito il ragazzo si tolse gli occhiali, chiuse gli occhi e si sedette accanto all’uomo saggio. Il vecchio cieco iniziò dunque a tradurre i suoni dei passanti in immagini dettagliate. Raccontò di un uomo che si affannava in cerca di prestigio e di una donna trascurata che si incontrava con l’amante. E di molte altre vite. 



Un bacione
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domenica 15 febbraio 2015

#Racconto ~ Prospettive Differenti PAG.1

Ecco il mio primo racconto ad "episodi" pubblicato sul canale. Nel video trovate alcuni dettagli sull'origine del testo e la narrazione della prima parte della storia. Sotto invece vi ho scritto il testo.
Spero vi piaccia! 

Un bacione dalla vostra pseudoscrittrice



Prospettive Differenti

PAG.1


Era un giorno qualunque. Un pomeriggio appena aperto. Un inattivo mercoledì di inizio anno. Quando udii dei rumori molesti, strani. Un vociferare anomalo che dal cancello si propagava verso il centro del cortile.
Improvvisamente, vedendo l’ansia negli occhi di mia madre, l’istinto mi disse di radunare tutti in bagno. Presi quindi mia mamma e mia sorella e ci chiudemmo a chiave. Attendemmo. Suoni di passi, forse di stivali tozzi, irruppero in casa. La porta era rimasta aperta, non avevamo nemmeno pensato di sigillarla. Se erano entrati con tanta facilità nella corte, nulla li avrebbe fermati dall’abbattere una vecchia cigolante porta in legno. Erano numerosi. Non sapevo chi fossero. Mia mamma li aveva intravisti ma al momento non le chiesi nulla. Eravamo in guardia. Scrutavo dalla serratura mentre in silenzio la famiglia ascoltava ed aspettava. Purtroppo lo spioncino era troppo piccolo per riconoscerli e nemmeno la prospettiva era d’aiuto. Allora mi spostai e tornai eretta. Stavano setacciando casa.
Ma da dove erano arrivati? Non mi porsi la domanda “cosa volessero” perché era palese. Volevano noi, volevano ognuno di noi. Erano entrati in ogni appartamento e li avevano condotti all’esterno per poi portarli in chissà quale luogo. Provammo a non fiatare finché non se ne furono andati. Successivamente, sempre chiusi nella stanza, riflettemmo sul da farsi. Dovevamo scappare da lì: eravamo in trappola.
Inoltre per quale motivo non avevano forzato la porta? Non avevano nemmeno tentato di entrare. Non aveva molto senso controllare tutte le mura tranne queste. Non ci dovevo pensare! Dovevamo agire e subito. Forse qualche vicino si era salvato come noi.  Avremmo potuto varcare il cortile per raggiungerlo e… In seguito fare cosa? Non ci pensammo. Bisognava muoversi. Senza farsi vedere né sentire.
Esplorai, aprendo leggermente la porta. Non c’era nessuno perciò uscimmo in salotto. Avevamo concordato di recuperare le cose più importanti. Poche cose che sarebbero rientrate negli zaini. Prima di tutto i gatti!
“Saranno scappati quando hanno aperto la porta” disse mia madre. Per nostro grande sollievo li trovammo proprio sotto i nostri occhi. Erano sul divano accucciati tra due cuscini e dormivano tranquilli. Dunque mia mamma corse immediatamente a recuperare la portantina. Mentre io, rimasta ad accarezzare i miei due micetti, pensavo a quanto fosse estremamente curioso che i sottoscritti non si fossero alterati dalla presenza di estranei. Nemmeno la femmina che scappava ogni qualvolta vedeva un piede che non appartenesse alla famiglia. Lasciai perdere i dubbi e andai a riempire lo zaino di materiali di prima necessità.
In cameretta mi accorsi che le figure che avevano invaso la nostra monotonia erano ancora presenti. Mediante la finestra del salone che era proprio parallela alla porta sotto la quale stavo, li vidi in cortile. Le tapparelle erano rimaste alzate. Preoccupate ci eravamo dimenticate di abbassarle. Muta mi giustificai con me stessa dicendo che sia lo strepito che la tapparella bassa li avrebbe attirati. Non ci eravamo accorte che erano rimasti fuori. Possibile?

CONTINUA...

martedì 10 febbraio 2015

Materassilandia ♥ VideoRacconto illustrato per Edie Didi

Questo è un racconto dedicato alla youtuber Edie Didi. Potete guardare il video o leggere la storia scritta sotto.
Spero vi piaccia!






Materassilandia

Edie Didi mise un piede a terra cercando la ciabatta che durante la notte era scappata. Mise pure l’altro piede scalzo e, con entrambe le mani puntate sul letto, si diede la forza per porsi eretta.
C’era qualcosa di diverso nel pavimento. Non la sosteneva come aveva fatto un tempo! Si era forse offeso a causa della sua scarsa voglia di calpestarlo? O forse era semplicemente andato a fare una passeggiata assieme alle pantofole? La certezza era che sotto i suoi piedi non si trovava, così ella cadde.


La povera Edie capitombolò pestando le natiche su un terreno fatto di ovatta. Di fronte a lei, oltre alla stradicciola ove si trovava, si stagliava una prateria di materassi ad acqua. Guardò dunque in alto ma della sua camera non c’era alcuna traccia, solo spartiti pasticciati.
Cominciò ad intonare la musica scritta nel cielo e sbadatamente, camminando un po’ a granchio e un po’ ad aragosta, si spinse nella distesa. Si accorse che gli spartiti rappresentavano sigle dei cartoni animati tuttavia non riusciva a comprendere in quale posto buffo fosse capitata.


Constatato che ad un punto la stradicciola ovattata si interrompeva, sì voltò verso l’orizzonte e prese l’ardua decisione di attraversare la vallata. I materassi erano parecchio spessi e perciò faticava a salire sopra di essi.
Provò e riprovò a scalare gli ondeggianti oggetti e quando riuscì a domarne uno, esso le si rivolse contro facendola precipitare nuovamente sull’ovatta bianca. A quel punto ogni singolo materassino, infastidito dall’irruenza della piccola Didi, si eresse. Le ombre gigantesche oscurarono la dolce donzella intimorita.

Improvvisamente al di là degli sconfinati molleggianti materassi un nitrito di battaglia si frastagliò nell’aria. Lo sconosciuto dal manto candido raggiunse velocemente Edie. Si trattava del fidato Unicorno che avendo ingerito un quantitativo esagerato di orsetti gommosi si era trasformato da peluche inanimato ad animale mitologico. Raggiunta l’amica le starnutì addosso un arcobaleno scintillante che solidificandosi sul gracile corpicino di Didi creò un’armatura molto resistente. Ella si mise in sella al destriero e facendosi strada con il suo corno sconfissero fino all’ultimo materasso ad acqua. E vissero felici e contenti.





Un bacione
LaRaccontastorie