Ecco il mio primo racconto ad "episodi" pubblicato sul canale.
Ho appena condiviso su Youtube la terza pagina di questa storia. Ho tardato a registrare a causa del mal di gola.. che sta tornando...
Sotto vi ho scritto il testo.
Spero vi piaccia!
Un bacione dalla vostra pseudoscrittrice
Prospettive Differenti
PAG.3
Lui che fino a quel momento era rimasto di fronte a noi
giovani ed a fianco alla donna matura, si girò per orientare l’interesse. Cominciò
a parlare, stava spiegando ma non capivamo.
Lo fermai, educatamente, sperando che non si arrabbiasse. Afferrai
alcuni fogli e una penna. Tentai di farmi comprendere facendo degli schizzi,
pronunciando qualche parola chiave e con molti cenni.
Era decisamente comprensivo. Si mise accanto a me attendendo
un resoconto e muovendo la testa se capiva. Fortunatamente il consenso e la
negazione del capo erano universali.
Poggiata sul tavolo, mi espressi daccapo: disegnai degli omini
che rappresentavano i presenti. Raggruppai a destra me, mia mamma e mia sorella
e a sinistra lui; disegnai una casa che ci racchiudesse tutti e con entrambe le
braccia allargate in alto gliela mostrai; disegnai anche gli esseri che stavano
fuori in cortile. Dunque provai a domandargli il perché fossero qua. Lui volle
la penna. L’adagiai con un certo (quasi immotivato) timore sul suo palmo.
Sopra i nostri ritratti c’erano i nostri nomi. Mise il suo
con un alfabeto alieno. Era parecchio inutile essendo loro muti dato che non associavano suoni alle lettere. Utile, davvero.
“Almeno sanno scrivere” pensai.
Disegnò un cerchio al cui interno scrisse altri geroglifici
senza senso. Intuii che fosse il loro pianeta nel momento in cui sotto la casa
che avevo realizzato comparve un semicerchio che la sosteneva. Scrisse la loro
interpretazione di Terra ed io gliela tradussi in italiano. Mi ascoltava
attentamente quando parlavo.
Credetti che si trattasse di un comandante, di qualcuno che
dirigeva gli altri sconosciuti. Era entrato per primo e da solo. Non poteva
essere uno qualunque. Ciò nonostante era troppo affascinato da quello che gli
stavo comunicando per essere un superiore. Avrebbe potuto tenere i rapporti,
essere un messaggero o qualcosa del genere. Un tramite. Comunque poco valido
perché non conosceva la mia lingua.
Un brivido crebbe in me e ghiacciai quando dal disegno
cancellò il nome Terra per sostituirlo con quello del suo pianeta e viceversa
con le scritte nel cerchio all’angolo del foglio.
Si accorse della reazione che ebbi e parlò. Lo fissai vaga.
Non lo capivo e dunque perché si ostinava a parlare in quella lingua
sconosciuta?!!
“Ci vogliono portare sul loro pianeta” dissi a mia sorella
ignorando l’essere. Colui che parve offendersi dal nuovo atteggiamento. Ella mi
chiese il motivo ed io scossi la testa. Non lo sapevo.
Ecco il mio primo racconto ad "episodi" pubblicato sul canale.
Ho appena condiviso su Youtube la seconda pagina di questa storia che ho notato entusiasmarvi.
Sotto vi ho scritto il testo.
Spero vi piaccia!
Un bacione dalla vostra pseudoscrittrice
Prospettive Differenti
PAG.2
Incrociai prima lo sguardo con mia mamma che era davanti alla
finestra e poi, alle sue spalle, con quegli esseri che sorridendo si
comportavano come se si trattasse di una normale giornata di lavoro. Fu questa
la mia impressione.
Eravamo paralizzate. Era inutile evadere. Ormai sapevano di
noi; può darsi che l’avessero saputo fin dall’inizio.
Nel frattempo uno di loro era entrato, ci aveva raggiunte.
Solo uno. Gli altri stavano continuando a chiacchierare all’esterno. Ci
osservò. Io tornai in sala, mi misi di fronte a lui. Lo osservammo: sembrava
simile a noi, tranne per l’altezza. Però era un fattore comune negli uomini di
colore. Sembrava un militare: era rasato e prestante con una postura rigida
tuttavia un’ambigua espressione rassicurante. Possedeva una divisa, non era
mimetica, era blu scuro. Era una tuta intera con degli stemmi uguali su
entrambe le braccia. Non li riconobbi. D’altronde la mia conoscenza tecnica
delle autorità giudiziarie era pari a zero.
Guardai mia sorella e capii che le mie perplessità erano le
medesime sue.
Parlò, parlò sussurrando una lingua straniera. Poteva essere
latino eppure non mi convinceva. La mia attenzione ricadde sull’auricolare che
aveva nell’orecchio destro. Era davvero un auricolare?
“Non capiamo” dissi. Lui ripeté. Guardai nuovamente mia
sorella. Lei aveva studiato più di me.
“È un misto. C’è qualcosa che ricorda il latino ma anche
altro… non saprei…” rifletté un paio di secondi “credo voglia sapere come ci
chiamiamo”.
Era calmo. Ciò mi tranquillizzava. Avevo abbassato lo sguardo
per osservare mia mamma che taciturna chiudeva i gatti nella portantina. Molto
lentamente.
Lui provò ad utilizzare i gesti. Lì, capimmo che non era
affatto come noi. Non era terrestre. Era evidente che non era loro usanza
utilizzare la voce per farsi comprendere perché usando solo il labiale aveva
una maggiore dimestichezza nel trasmettere il messaggio. L’auricolare
probabilmente serviva a sentire la propria voce: erano sordi? Ecco perché prima
stava sussurrando! Faceva fatica ad emettere l’accento. Prima non avevo ben
valutato il fatto per la tensione che avevo in corpo.
Quindi emessi una naturale risatina nevrotica. Le pupille
dopo una fugace occhiata a mia sorella si appiccicarono su di lui.
“Io Altea” pronunciai indicandomi.
“Lei Zoe” puntai il dito sulla ragazza che mi stava accanto.
“Tu?” Il mio braccio non si estese molto; per precauzione ero
rimasta a distanza.
“Cosa volete da noi?” Urlò sbigottita mia mamma interrompendo
il dialogo.
Ecco il mio primo racconto ad "episodi" pubblicato sul canale. Nel video trovate alcuni dettagli sull'origine del testo e la narrazione della prima parte della storia. Sotto invece vi ho scritto il testo.
Spero vi piaccia!
Un bacione dalla vostra pseudoscrittrice
Prospettive Differenti
PAG.1
Era un giorno qualunque. Un pomeriggio appena aperto. Un
inattivo mercoledì di inizio anno. Quando udii dei rumori molesti, strani. Un
vociferare anomalo che dal cancello si propagava verso il centro del cortile.
Improvvisamente, vedendo l’ansia negli occhi di mia madre,
l’istinto mi disse di radunare tutti in bagno. Presi quindi mia mamma e mia
sorella e ci chiudemmo a chiave. Attendemmo. Suoni di passi, forse di stivali
tozzi, irruppero in casa. La porta era rimasta aperta, non avevamo nemmeno
pensato di sigillarla. Se erano entrati con tanta facilità nella corte, nulla
li avrebbe fermati dall’abbattere una vecchia cigolante porta in legno. Erano
numerosi. Non sapevo chi fossero. Mia mamma li aveva intravisti ma al momento
non le chiesi nulla. Eravamo in guardia. Scrutavo dalla serratura mentre in
silenzio la famiglia ascoltava ed aspettava. Purtroppo lo spioncino era troppo
piccolo per riconoscerli e nemmeno la prospettiva era d’aiuto. Allora mi
spostai e tornai eretta. Stavano setacciando casa.
Ma da dove erano arrivati? Non mi porsi la domanda “cosa
volessero” perché era palese. Volevano noi, volevano ognuno di noi. Erano
entrati in ogni appartamento e li avevano condotti all’esterno per poi portarli
in chissà quale luogo. Provammo a non fiatare finché non se ne furono andati.
Successivamente, sempre chiusi nella stanza, riflettemmo sul da farsi. Dovevamo
scappare da lì: eravamo in trappola.
Inoltre per quale motivo non avevano forzato la porta? Non
avevano nemmeno tentato di entrare. Non aveva molto senso controllare tutte le
mura tranne queste. Non ci dovevo pensare! Dovevamo agire e subito. Forse
qualche vicino si era salvato come
noi. Avremmo potuto varcare il cortile
per raggiungerlo e… In seguito fare cosa? Non ci pensammo. Bisognava muoversi.
Senza farsi vedere né sentire.
Esplorai, aprendo leggermente la porta. Non c’era nessuno
perciò uscimmo in salotto. Avevamo concordato di recuperare le cose più
importanti. Poche cose che sarebbero rientrate negli zaini. Prima di tutto i
gatti!
“Saranno scappati quando hanno aperto la porta” disse mia
madre. Per nostro grande sollievo li trovammo proprio sotto i nostri occhi.
Erano sul divano accucciati tra due cuscini e dormivano tranquilli. Dunque mia
mamma corse immediatamente a recuperare la portantina. Mentre io, rimasta ad
accarezzare i miei due micetti, pensavo a quanto fosse estremamente curioso che
i sottoscritti non si fossero alterati dalla presenza di estranei. Nemmeno la
femmina che scappava ogni qualvolta vedeva un piede che non appartenesse alla famiglia.
Lasciai perdere i dubbi e andai a riempire lo zaino di materiali di prima
necessità.
In cameretta mi accorsi che le figure che avevano invaso la
nostra monotonia erano ancora presenti. Mediante la finestra del salone che era
proprio parallela alla porta sotto la quale stavo, li vidi in cortile. Le
tapparelle erano rimaste alzate. Preoccupate ci eravamo dimenticate di
abbassarle. Muta mi giustificai con me stessa dicendo che sia lo strepito che
la tapparella bassa li avrebbe attirati. Non ci eravamo accorte che erano rimasti
fuori. Possibile? CONTINUA...
Devo dire che prima di realizzare questo post mi sono fatta un paio di domande:
Perchè scrivere di qualcosa che profondamente non sopporto? Cosa potrei mai dire che non è già stato detto?
Poi riflettendoci mi son ripetuta fra me e me che la scrittura in ogni ambito non deve avere obbligatoriamente una motivazione per essere attuata, deve solo essere scritta.
Perciò con questa perla di saggezza affatto saggia io mi propino di pigiar tasti sulla tastiera.
Fin da piccola ho amato alla follia i vampiri: seducenti, ammalianti, estremamente crudeli e superficiali, privi di obiezioni e perciò vivi per se stessi! No, in realtà li ho amati a causa di Spike. Quel biondino platinato ironico che perseguitava come uno stolker Buffy - L'ammazzavampiri. E tutt'ora con la brizzolatura e le rughe fa sognare le fanatiche della serie come lo son stata io. Dopo di lui ho amato il fascino dell'imponenza di Dracula in qualche film di cui ora non ricordo il titolo (ce ne sono stati così tanti che mi giustificherete, prometto di farmi una maratona e ricordare sia il nome dell'attore che il titolo del film). In seguito giunse Nosferatu: l'orrendo mostro, demone, non morto che pretendeva la vita di chiunque incrociasse o non incrociasse il suo castello. Il Nosferatu - il vampiro, non citato, originale nel suo silenzio di lungometraggio muto di Friedrich Willhelm Murnau e il Nosferatu - principe della notte di Werner Herzognella sua versione in bianco e nero o colorata narrata.
E poi giunse Il diario del vampiro inutilmente trasformato al plurale nella serie televisiva (o meglio tradotto nel libro italiano al singolare e riportato nella lingua e trascrizione originale inglese nella serie).
Ora, voi mi chiederete il motivo per il mio volermi ferire volontariamente. Eh, mi piacerebbe rispondervi intelligentemente ma in questo istante mi sento un'idiota pura. Dovete solo sapere che a me piace far oltrepassare le mode e poi gustarmele. Belle o brutte che siano. Giusto per assaporarle e giudicarle.
L'anno scorso è uscita una collana di libri della Newton Compton Editore a 99 cent detta LIVE. Ho assolutamente preteso di possedere tutti i libri ignorando il loro contenuto. Lessi per primo il capolavoro Shakespeariano Amleto di cui mi innamorai pazzamente nonostante conoscessi già la trama. Non ci posso fare niente, se fossi nata nella sua epoca io e quel bel frontone calvo di nome William saremmo stati amanti!
Seguitai con Il sogno e la sua interpretazione di Freud (mi ha sempre ipnotizzata la psicologia anche se ammetto essere un pochino, leggermente, malato lo scrittore in questione per ovvi motivi sessuali). E successivamente per curiosità (sia tu dannata!) visto che stavo già guardando la serie di The vampire diaries ho pensato essere opportuno conoscerne la scrittura originale.
Perchè?!
Rimasi delusa ovviamente. La scrittura appariva simile a quella di una bimba delle elementari ed addirittura peggiore della mia al primissimo romanzo incompleto (che voi non leggerete mai.. muahahaha!).
Capisco e comprendo che l'indirizzo della storia sia propinato ad adolescenti con ormoni a mille e priorità stupide però non giustifica la cattiva mano della scrittrice. Soprattutto se codesto libro ha venduto milioni di copie! Esiste ancora gente che critica Twilight, la sua stesura in quanto regole stilistiche e contenuto effettivo, non comprendendo invece che si tratta di un ottimo prodotto di intrattenimento rosa all'opposto di questo.
Non per fare la pignola ma avrò letto la congiunzione MA una decina di volte consecutive. Forse è colpa della traduzione, io non lo so. MA dove sono andati a finire i PERÓ, BENSÍ, EPPURE, e il resto???
Vi ho detto che quando lessi il libro ero a conoscenza della storia descritta dalla serie televisiva. Certo, nella prima stagione può essere piacevolmente seguita nonostante l'infantile trama. Però a stagioni avanzate come la terza o la quarta la pesantezza suprema della storia che si ripete fa calare sullo spettatore un velo di agonia. Per non parlare della quinta stagione dove pur di intrattenere spuntano tremila rivali e problemi in un'unica puntata. Ed in quel momento vien da dire "Ti prego, Dea Terra e Dio Oritteropo Maligno, farò qualunque cosa purchè questa serie finisca all'istante per mancanza di fondi!". Purtroppo essendo troppo impegnati vieni ignorato ampiamente.
Mi chiederete dunque: Perchè continui a guardartela se ti fa così tanto ribrezzo?
Quando iniziai a guardarla fu con mia mamma, al posto dei film singoli. Avevamo preso questo appuntamento nel quale nelle prime stagioni si era unita anche mia sorella. Era un momento per distrarsi tutte assieme e sentire il calore della famiglia. Mia sorella venne coinvolta con maggiore intensità e seguì le successive stagioni in streaming da sola. Mia mamma invece rimase appassionata per un paio di serie in più di me (io ressi solo la prima) ed essendo uguali, io e lei, siamo costrette a vederne la conclusione.
In realtà io non sono propriamente la tipica persona che se comincia qualcosa deve assolutamente vederne il finale. Ciò accade solo se un minimo l'attività mi ha coinvolto. Quindi fosse stato per me avrei abbandonato subito gli episodi. Tuttavia trattandosi di un ritrovo con mia madre continuo tutt'ora a farmelo andare bene.
Il mio preferito -------------------------------->
che è durato troppo poco
PS: Voglio farle vedere tutte le stagioni di The Walking Dead mentre attendo la quarta. Quello, sì, che è un piacevole prodotto nonostante la banalità degli accaduti. Ha un tempo di narrazione che mi piace parecchio!
Perciò riassumendo in poche frasi il mio giudizio:
IL DIARIO DEL VAMPIRO
Un libricino che si legge in meno di un giorno, scritto male ma che non ruba troppo tempo. Da leggere senza pretendere troppo e se si vuole avere un confronto con la serie televisiva.
THE VAMPIRE DIARIES
Nettamente differente dalla storia originale del libro (per fortuna). Un prodotto medio/basso, utile per rifarsi gli occhi sia maschili che femminili. Affatto coinvolgente.
Ricordate che non è un'opinione professionale quella che vi è stata appena esposta. É un semplice parere di un'appassionata di cinema e scrittura non troppo esperta. Sono l'abitante del pubblico.
Non so se vi è mai
capitata una cosa del genere: quando un avvenimento o un oggetto modifica la vostra
esistenza e da allora saprete che ogni vostra azione verrà diretta da un pensiero
unico, la realizzazione. Sì, perché questo film mi ha fatto capire ciò che
desideravo da me stessa e dal mondo.
Iniziamo però per fasi.
Io sono un’appassionata
di horror fin dalla nascita (ormai in ogni mio video o blog lo dico, sto
diventando troppo ripetitiva!). Per farvi capire: a 4 anni guardavo giocare mio
padre a Resident Evil sulla Sega Saturn.
Eravamo una squadra: lui manovrava il
gioco stando sulla sedia di fronte al televisore, mia sorella con il block
notes in mano appuntava ogni azione intrapresa dal personaggio ed io accanto a
lei seduta sul divanone mi gustavo ogni svolta. Era troppo emozionante! Infatti,
abbiamo proseguito assieme anche con il
secondo capitolo sulla PS1 e in seguito da sola ho concluso il terzo su PC.
Purtroppo non ho potuto armeggiare con le altre PlayStation altrimenti li avrei
posseduti TUTTI!!
Questo era un piccolo
esempio per farvi capire all’incirca le mie origini da fan dell’orrore.
Di nascosto, sempre al
periodo del primo RE, io e mia sorella durante le notti settimanali accendevamo
la tv e ci sintonizzavamo sul canale MusicTelevision, la più conosciuta MTV. Che
io ricordi vedevamo più frequentemente Anime come Ranma, lo show splatter di
plastilina Celebrity Deathmatch e lo scorrettissimo cartone Beavis and Butt-Head.
Potete ben intuire perché facessimo tutto ciò di nascosto! Eravamo piccine (lei
è di quattro anni maggiore però comunque rimanevamo piccole) e mia mamma non
gradiva il fatto che le sue donnine di casa assistessero a determinate scene
violente o diseducative (in effetti non gradiva neppure che giocassimo ad
uccidere gli zombie).
Però mi manca la MTV di
un tempo’, l’MTV che ha cresciuto generazioni; ora è come fosse morta. Ancora ancora quando frequentavo le medie (all'incirca fino al 2008) qualcosina si poteva ancora sgranocchiare di quel
canale. Ad esempio, io rimasi folgorata dall’Anime Nana (di cui devo conoscere
la conclusione e perciò mi “toccherà” comprare i fumetti perché la creatrice se
n’è andata in pensione -.- ) e il cartone animato degli animaletti che morivano
con acrobazie sanguinolente Happy Tree Friends ma prima di tutto ciò la serie
famosissima Buffy – l’ammazzavampiri. Si può dire che al seguito non ci fu più
nulla di interessante. Adesso, non so se sia una fortuna o sfortuna, il
digitale terrestre non prende la ricezione e quindi non esiste a casa mia, però
anche se ci fosse stato non avrei saputo scegliere cosa guardare perché ormai è
divenuto un canale per ragazzini (o meglio ragazzine) non come una volta che l’intrattenimento
era indirizzato agli adulti. So che è un po’ un controsenso perché noi lo
seguivamo da bambine però aveva un’atmosfera più aggressiva e trasgressiva che
attraeva. Era assai più divertente.
Ovviamente durante l’adolescenza,
seguendo le tracce di mia madre (sì, colei che non voleva che guardassimo pelli
squarciate, fantasmi e mostri), rimanevo sveglia anche di notte per vedere quei
film vietati ai minori. Così mi sono appassionata lentamente alla cinematografia
horror.
Ho sempre visionato vari
film, son cresciuta con le videocassette registrate (insegnare ad una fanciulla
a piratare dai cartoni della Disney! E poi si stupiscono di tutti i film che possiedo…
shhhh!). Non eravamo la classica famiglia che se ne andava in giro spesso,
quindi stavamo a casa ad intrattenerci con essi. Certo, non passavamo la nostra
esistenza a poltrire! Per qualche annetto nelle afose estati abbiamo visitato
tutta la Puglia e un po’ di Calabria, inoltre avendo parenti in Sicilia avevamo
la fortuna di essere ospitati là. In aggiunta avendo avuto per quattro anni un
cane, possedendo un cortile ampio riducevamo al minimo le uscite ma cercavamo
lo stesso di portarla a sgranchire le zampe in alcune domeniche. Insomma, non
eravamo tipi da ristorante o centro commerciale ma ci piaceva stare a contatto
con la natura, nelle giornate dell’ozio (quelle giornate in cui non sai cosa
fare perché tutto sembra troppo faticoso) ci spaparanzavamo sui letti o divani
ed ammiravamo la settima arte attraverso lo schermo.
Ciò è accaduto con
tranquillità fino al divorzio dei miei. Non mi addentrerò nell’argomento perché
non è di importanza fondamentale. Al primo capodanno dalla separazione io e mia
mamma avevamo deciso di strafogarci di schifezze salate e dolciastre riesumando
delle perle della storia del cinema horror. Non frequentando più mio padre e il
fatto che mia sorella festeggiasse con gli amici mi ero spinta a rimanere
assieme a mia mamma. Fino ad allora avevo considerato l’espressione “film
horror” come due pure orette di scene insanguinate senza scopo, era un semplice
hobby poco approfondito nella mia vita, persistevo nel stargli dietro solo per
distrarmi. Da quel capodanno la mia concezione cambiò! Decisi che volevo
saperne di più, volevo conoscerne ogni aspetto e sottogenere, volevo capire perché
il terrore mi attraesse in quel modo. Sotto il consiglio di mia madre andammo a
noleggiare in biblioteca alcuni film come The cube, The village, Profondo rosso
e altri film di Argento, forse anche qualche film di Stephen King, Shining e
uno o due film di serie B. Da lì in poi gli appuntamenti con le schifezze e i
film horror si prolungarono fino a stabilire la Domenica dell’orrore. Ogni domenica,
aiutate anche dall’installazione di Internet a casa mia (e già ho avuto la rete
solo in prima superiore!), esorcizzavamo i nostri timori attraverso i
lungometraggi storici che ho imparato a recuperare attraverso metodi poco
legali. Di pirateria parlerò in un altro post credo. Adesso non è il momento adatto.
Nonostante le molteplici
maratone io non sono ancora diventata un’esperta del settore e ne sono felice. Quando
lo diventerò significherà che la mia vita non avrà più un senso per proseguire.
Oltretutto per staccare
dal filone del genere rosso abbiamo iniziato a setacciare altri generi più
leggeri, cominciando dal thriller fino alla commedia. Ora come ora devo
ammettere che alla pari dell’horror potrei accostare quei film complicati per i
quali dopo la visione è necessaria una riflessione e una ricerca (un po’ come
quelli di Lars Von Trier, per citarne uno).
Mi distaccai un po’ da
questa mia passione durante le superiori. Avevo parecchi problemi, ero la
classica adolescente “ribelle” che odiava la scuola e a causa di ciò il mio
rapporto con mia madre si era danneggiato (tranquilli, ora è tutto a posto :P ).
Alle superiori capii che la mia VERA vocazione fosse la scrittura perché attraverso
essa potevo esprimermi al meglio. Cambiai due scuole, senza farmi bocciare, non
sono mai stata stupida semmai testarda e impulsiva a volte.
Trovai la pace in un
altro istituto in cui presi un attestato in terza superiore. Proseguii un po’
condizionata al quarto anno. Un errore fatale che se non avessi commesso non
avrei posseduto ciò che ora so. Dico così perché non l’ho portato a termine, non
era ciò che desideravo dal mio futuro. Proseguiamo.
Ricordo il 2012 come l’anno
della rivelazione. Stavo lavorando nei panni di stagista in un negozietto di
streetwear, i quali proprietari erano due membri di una band newmetal famosa
nella mia città e di cui ero stata fan sfegatata alle medie. Già di per sé potete
capire perché apprezzi così tanto quell’anno! Nonostante non li ascoltassi più
(anche se tutt’ora mi piace risentire qualcosuccia in memoria dei ricordi) era
comunque un avvenimento importante per me, perché li potevo conoscere dal vivo
e farci amicizia. Poi si scoprirà che il cantante del negozio diverrà il mio
insegnante di canto migliorando la mia sicurezza :P
Stavo lavorando nel loro
negozio quando al termine dell’orario, salutando, uscii e mi avviai verso casa.
Immediatamente ricevetti una chiamata da un’amica. Mi conferì che il nostro
gruppo di 4 gatti aveva deciso di andare al cinema a vedere Dark Shadows. Non mi
emozionava particolarmente vederlo tuttavia era stata una bella giornata quindi
accettai. Appena arrivata a casa avvisai mia mamma dell’uscita e che non avrei
di conseguenza cenato. Presto mi passarono a prendere e in super ritardo
giungemmo al multisala. Lì avvenne il colpo di fortuna più grande che potessi
avere nella mia vita. Il film era già iniziato e la cassiera non ci permise di
entrare in sala quindi ci ritrovammo costretti a cambiare la nostra scelta. Non
c’era granchè in lista ma osservando un titolo ricordai un Backstage visto su Coming Soon che mi
aveva messo alquanta curiosità.
Ne informai la mia Compagna di film (un’amica
che conosco dalle medie e che come me è una cinefila accanita) e confermammo
con gli altri. Comprammo i biglietti al prezzo pieno di 8€ per Quella casa nel
bosco. I soldi meglio spesi di tutta l’esistenza.
Già dalla comparsa sullo
schermo gigante del titolo pensai che fosse la solita spiattellata in primo
piano dei mostri per far urlare le ragazzine ignoranti. Fino a metà lunghezza
lo osservai e lo scrutai con occhio selettivo… fino al capovolgimento dei
fatti. Dai clichè banali che hanno costituito il perno dell’officina del
terrore all’innovazione più sensazionale. Non so bene come esprimermi quando parlo
di questo capolavoro perché ogni singolo attimo in cui rimembro le emozioni
avute mi trascina in un vortice di euforia. Ho atteso quel momento per anni, ho
atteso che un nuovo film mi riscaldasse cuore, vene e mi iniettasse un’adrenalina
dimenticata! Dalla metà successiva del film capii che nulla in me sarebbe
stato più lo stesso. Ogni due secondi mi voltavo verso la Compagna di film e le
sussurravo: “è fantastico”, “non ci credo”, “no” :o
Ero incantata da ciò che
vedevo. Ho amato, ammirato, osannato Drew Goddard..
Per la prima volta nella
mia vita mi sentivo esplodere, avrei voluto urlare a tutti la magnificenza di
cui ero venuta a conoscenza. All’uscita delle sale, all’esterno del cinema sia
io che la Compagna di film eravamo rimaste allibite ma ciò non ci privava di
esortare quello cui eravamo state testimoni.
Per la prima volta nella
mia vita non scaricai quel film, attesi il dvd. E possederlo tra le mani l’anno
successivo fu come ricalcare il suolo di quel cinema in quella stessa giornata.
Successivamente acquistai
in lingua originale un libro contenente l’intervista al regista e allo
sceneggiatore, la sceneggiatura, varie curiosità, bozzetti, scene del set e
backstage, intervista al cast, e altro.. Cabin In The Woods - The Official Visual Companion (Titan Books)
Se interessati potete acquistarlo su questo sito molto affidabile
Rimasi colpita quanto i
film e le serie tv che quei due geniacci hanno realizzato potessero
rispecchiare la loro sincera ironia attraverso l’intervista letta. Mi ha
affascinato constatare quanto fossero reali, quanto fossero persone normali,
come me o voi, quanto potessero essere simili a due amici d’infanzia che
scherzando si consultano. Mi sono rispecchiata in loro due attraverso le
risposte scritte.
Drew Goddard è un uomo
che viaggiando, spinto dal suo desiderio di esporsi e inserirsi nel campo della
sua passione, ha potuto conoscere e affiancare Joss Whedon, un fanatico del
terrore. Hanno stretto amicizia ed hanno collaborato parecchio diventando
fratelli. Se siete loro seguaci vi consiglio l’acquisto di questo libro perché vi
farà conoscere e capire l’aspetto interiore di questi due personaggi.
Drew Goddard ha però
ammesso di essere stato pressato dal suo amico a dirigere il film. L’idea di
fare un film assieme era nata da Joss e assieme hanno concretizzato la
sceneggiatura. Nello scrivere le battute si sono piazzati in una casetta
isolata, a due piani. Proprio come la struttura del lungometraggio, Drew è
rimasto sopra a descrivere l’ambiente superiore cioè dei ragazzi, Joss invece
al piano terra ha descritto il sotterraneo laboratorio. Infine si son ritrovati
ed hanno mischiato le carte. La decisione di prendere le redini del gioco è
stata posta su un tavolo, Whedon era già ingarbugliato con altri progetti
quindi ha lasciato che fosse il suo amico a realizzarlo anche se per tutto il
tempo gli è stato affianco.
Questo film rappresenta
un po’ la loro conoscenza, come si sono incontrati e conosciuti, rappresenta la
loro unione fraterna e racchiude un po’ l’essenza dei loro vari lavori
individuali e collettivi. Oltre a varie metafore e rappresentazioni della
storia del cinema horror.
Drew ha ammesso di
essersi divertito parecchio ma di preferire la scrittura e stesura di un film
alla sua realizzazione. Si è messo in gioco e il risultato è stato positivo ma
nonostante ciò non penso che ritroveremo al cinema un nuovo film diretto da
lui.
Grazie a lui ho voluto
cimentarmi nella realizzazione di un cortometraggio per un concorso non andato
a lieto fine (per ovvi motivi). Grazie a lui ho capito che la mia VERA vocazione rimaneva la
scrittura. Mi ha spinta a persistere in un momento in cui stavo perdendo le
speranze.
Ho capito che nelle mie scritture volevo prendere qualcosa di passato, superato o conosciuto e rinnovarlo con una rivoluzione della storia o del personaggio. Volevo reinventare la storia di un mito, volevo, anzi voglio raccogliere le avventure classiche e modificarle dandogli nuova vita. Ho cercato di fare ciò nel romanzo che ho concluso nel 2013.
Bhè, è sicuramente una
perla. Ed è sicuramente una perla che alcuni hanno rifiutato di toccare perché costruita dagli scarti un’ostrica in mezzo a tante superflue cozze.
Vi consiglio di guardarlo, gustarvelo senza aver prima visto o letto recensioni perchè è impossibile descrivere il film e giudicarlo senza mostrare spoiler. Penso che per apprezzarlo non ci sia bisogno di essere degli appassionati del genere (anche se aiuta a riconoscere le citazioni) perchè è talmente movimentato che ruba l'attenzione a priori.
Non ho voluto scrivervi
la trama perché sarebbe stato uno spreco di spazio. Potete trovarla
ovunque. Non ho voluto scrivervi una
recensione perché fin troppa gente l’ha voluto criticare. Ho voluto
trasmettervi un pezzo di me e farvi capire o almeno tentare di farvi capire
cosa rappresenti per me tale film.
Drew Goddard Filmografia:
Ha prodotto Lost, Alias.
Ha diretto Quella Casa nel Bosco.
Ha scritto World War Z, Quella Casa nel Bosco, Lost, Cloverfield, Alias, Angel, Buffy - l'ammazzavampiri, Robopocalypse.
Ha prodotto Agents of S.H.I.E.L.D., Molto Rumore Per Nulla, Quella Casa nel Bosco, Dollhouse, Angel, Firefly, Buffy - l'ammazzavampiri.
Ha diretto Agents of S.H.I.E.L.D., Molto Rumore Per Nulla, The Avengers, scena post credit Thor, Dollhouse, Serenity, Angel, Buffy - l'ammazzavampiri, Firefly.
Ha scritto Agents of S.H.I.E.L.D., Molto Rumore Per Nulla, The Avengers, Quella Casa nel Bosco, Dollhouse, Serenity, Angel, Buffy - l'ammazzavampiri, Toy Story - il mondo dei giocattoli.